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Bangkok, maxi piano da 95 miliardi contro le alluvioni

Bangkok investe 95 miliardi per difendersi dalle alluvioni

La Thailandia sta mettendo a punto un intervento infrastrutturale di ampia portata per ridurre il rischio di allagamenti nell’area di Bangkok e lungo il bacino inferiore del Chao Phraya. Il progetto – dal valore complessivo di 95 miliardi di baht – ruota attorno al potenziamento del sistema irriguo e di drenaggio sul lato orientale del fiume, con l’obiettivo di aumentare la capacità di deflusso verso il Golfo di Thailandia nei periodi di piogge intense e di gestire in modo più efficiente i volumi idrici in eccesso prima che si concentrino sulla capitale.

L’impianto dell’intervento è tecnico ma con ricadute molto concrete per imprese e professionisti: si parla di un piano su più anni che prevede lavori su una rete di 22 canali per una lunghezza complessiva di circa 462,8 chilometri. Le opere includono l’ampliamento e l’approfondimento dei canali, l’installazione o l’adeguamento di sistemi di irrigazione, paratoie e stazioni di pompaggio, oltre a interventi di regolazione dei flussi. L’obiettivo operativo è aumentare la portata gestibile dal sistema: dalle attuali circa 210 unità di portata al secondo fino a circa 400, riducendo i “colli di bottiglia” che, nelle stagioni monsoniche, contribuiscono agli allagamenti nelle aree urbane e periurbane.

Il piano ha una dimensione territoriale rilevante. Le autorità stimano benefici diretti su circa 298.250 rai di aree considerate strategiche per comunità e attività economiche nella parte bassa del Chao Phraya, tra cui zone che risentono degli effetti a catena delle piene che si propagano verso Bangkok. In parallelo, l’aumento della capacità dei canali dovrebbe migliorare anche la gestione dell’acqua nella stagione secca: è indicato un incremento della capacità di stoccaggio pari a circa 17 milioni di metri cubi all’anno, elemento che rafforza la resilienza complessiva del sistema idrico non solo contro le alluvioni, ma anche contro i periodi di stress idrico.

Un punto delicato riguarda l’impatto sociale e urbanistico: lungo i tratti interessati dai lavori, è stato associato un piano di gestione degli insediamenti esistenti, con la previsione di rimuovere e ricollocare circa 4.940 abitazioni costruite in prossimità dei canali coinvolti. È un passaggio cruciale sotto il profilo legale, amministrativo e reputazionale: la riuscita del progetto dipenderà anche dalla capacità di gestire in modo ordinato permessi, indennizzi, relocation e contenziosi, in un contesto in cui i tempi dell’opera pubblica devono conciliarsi con esigenze di tutela sociale e con la necessità di liberare le aree tecniche indispensabili ai lavori.

Grande piano idrico

Sul piano finanziario, lo schema prospettato prevede una componente importante di finanziamento a debito: circa 76,5 miliardi di baht tramite prestiti, con il resto coperto dal bilancio pubblico. Il tema della sostenibilità fiscale è quindi centrale. Nelle discussioni pubbliche è stata richiamata l’attenzione sui vincoli di finanza pubblica, in particolare sul rapporto debito/PIL, e sulla necessità di bilanciare investimenti urgenti con i limiti complessivi di indebitamento. Per questo, accanto alla grande opera sul Chao Phraya, viene richiamata anche la possibilità di ricorrere a modelli di partenariato pubblico-privato (PPP) per specifici interventi di approvvigionamento idrico e distribuzione, soprattutto in aree ad alta intensità industriale come l’Eastern Economic Corridor.

Il piano da 95 miliardi di baht si presenta come un progetto “abilitante” per Bangkok: non solo un intervento contro le alluvioni, ma un programma di modernizzazione della capacità di gestione delle acque, con ricadute su resilienza urbana, continuità operativa delle imprese e attrattività degli investimenti. Il passaggio decisivo, ora, sarà trasformare l’impostazione tecnica in cantieri reali, con governance solida, tempi credibili e una gestione rigorosa dei profili sociali, contrattuali e finanziari che accompagnano inevitabilmente opere di questa scala.

 

 

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