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Emirati Arabi Uniti, il commercio non petrolifero sfiora i 545 miliardi di dollari in sei mesi

Gli Emirati Arabi Uniti continuano a rafforzare il proprio ruolo di hub commerciale globale, raggiungendo un nuovo traguardo nella strategia di diversificazione economica. Nel primo semestre del 2026, il valore del commercio estero non petrolifero ha raggiunto 1.937 miliardi di dirham, pari a circa 527-545 miliardi di dollari a seconda del tasso di cambio utilizzato nelle diverse elaborazioni internazionali, registrando una crescita del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato è stato definito “storico” dal Vicepresidente, Primo Ministro e Sovrano di Dubai, Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che lo ha indicato come una conferma della solidità dell’economia nazionale e della fiducia che gli operatori internazionali continuano a riporre negli Emirati.

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Si tratta della prima volta che il commercio estero non petrolifero del Paese si avvicina alla soglia dei 2.000 miliardi di dirham in appena sei mesi, un livello che testimonia la rapidità con cui l’economia emiratina sta riducendo la propria dipendenza dagli idrocarburi. Ancora più significativo è il confronto con gli anni precedenti: il volume degli scambi è aumentato del 39,6% rispetto al 2024, del 54,5% rispetto al 2023 e del 78,8% rispetto al 2022, mentre risulta più che raddoppiato rispetto ai livelli registrati nel periodo pre-pandemico.

Un’economia sempre più orientata alle esportazioni

Il dato più rilevante riguarda la crescita delle esportazioni non petrolifere, che hanno raggiunto il livello record di 452,8 miliardi di dirham, con un incremento del 23,9% su base annua. Per la prima volta esse rappresentano il 23,4% dell’intero commercio estero non petrolifero, una quota in costante aumento negli ultimi anni e indicativa del progressivo rafforzamento della capacità produttiva nazionale.

L’evoluzione della composizione degli scambi dimostra come gli Emirati stiano consolidando un modello economico sempre più basato sulla produzione, sul valore aggiunto, sulla manifattura avanzata e sui servizi ad alto contenuto tecnologico. Oltre alle tradizionali attività di riesportazione, crescono infatti i comparti industriali, farmaceutici, alimentari, tecnologici e quelli collegati alla logistica e all’economia digitale.

Il ruolo delle politiche commerciali

Alla base di questa crescita vi è una strategia perseguita con continuità negli ultimi anni. Gli Emirati hanno investito nel potenziamento delle infrastrutture portuali e aeroportuali, nella digitalizzazione delle procedure doganali e nella creazione di un ambiente favorevole agli investimenti internazionali.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dai Comprehensive Economic Partnership Agreements (CEPA), gli accordi commerciali bilaterali sottoscritti con numerosi partner strategici. Dal 2021 Abu Dhabi ha concluso intese con Paesi come India, Indonesia, Turchia, Israele, Cambogia, Georgia e altri mercati emergenti, riducendo dazi e barriere commerciali e ampliando l’accesso delle imprese emiratine ai mercati esteri. Già nel 2024 le esportazioni verso i Paesi partner dei CEPA erano cresciute di oltre il 40%, confermando l’efficacia di questa strategia.

Cina, Svizzera e India guidano gli scambi

La geografia commerciale degli Emirati conferma la crescente centralità dell’Asia nell’economia nazionale.

Nel primo semestre del 2026 la Cina si è confermata il principale partner commerciale con 180,7 miliardi di dirham di interscambio non petrolifero. Seguono la Svizzera con 138,4 miliardi e l’India con 107,5 miliardi di dirham. Particolarmente dinamica è risultata anche la crescita degli scambi con Egitto, Oman e Hong Kong, a dimostrazione della progressiva espansione delle relazioni economiche verso Africa e Asia.

Questi dati riflettono il ruolo degli Emirati come piattaforma logistica e commerciale tra Oriente e Occidente. La posizione geografica strategica, unita all’efficienza dei porti di Jebel Ali, Khalifa Port e delle principali infrastrutture aeroportuali, consente al Paese di fungere da punto di redistribuzione delle merci verso Europa, Africa e Medio Oriente.

Diversificazione economica sempre più concreta

Negli ultimi due decenni gli Emirati hanno perseguito una politica di progressiva riduzione della dipendenza dagli idrocarburi. Oggi il commercio, la logistica, il turismo, la finanza, la tecnologia, l’industria e i servizi rappresentano una quota sempre più significativa del prodotto interno lordo.

L’obiettivo fissato dalla leadership emiratina è costruire un’economia resiliente, capace di crescere indipendentemente dall’andamento dei prezzi del petrolio. In questo contesto, l’espansione del commercio non petrolifero costituisce uno degli indicatori più importanti per misurare l’efficacia delle politiche economiche adottate.

Un traguardo che rafforza il ruolo globale degli Emirati

Il nuovo record raggiunto nel primo semestre del 2026 conferma la capacità degli Emirati Arabi Uniti di consolidarsi come uno dei principali hub commerciali del mondo. La crescita degli scambi non rappresenta soltanto un aumento dei volumi, ma evidenzia una trasformazione strutturale dell’economia nazionale, sempre più orientata verso produzione, esportazioni, innovazione e integrazione con i mercati internazionali.

L’avvicinamento alla soglia dei 2.000 miliardi di dirham di commercio non petrolifero in appena sei mesi dimostra come la strategia di apertura commerciale, gli investimenti infrastrutturali e la rete di accordi economici internazionali stiano producendo risultati concreti. Se questa dinamica dovesse proseguire, gli Emirati rafforzeranno ulteriormente la propria posizione come snodo globale del commercio e della logistica, confermando la diversificazione economica come uno dei principali motori della crescita del Paese.

 

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