Free Zones UAE e Corporate Tax
Con l’introduzione della Corporate Tax negli Emirati Arabi Uniti, una delle convinzioni più diffuse tra investitori e operatori internazionali è stata rapidamente messa in discussione, ossia quella secondo cui costituire una società in Free Zone non significa più, automaticamente, beneficiare di un’esenzione fiscale generalizzata.
A tal riguardo, occorre evidenziare come le recenti novità fiscali non abbiano eliminato il ruolo delle Free Zones nel sistema economico emiratino, bensì hanno condotto a una distinzione netta tra due piani spesso confusi tra loro: da un lato la Free Zone come ecosistema commerciale e regolamentare; dall’altro il regime fiscale privilegiato applicabile solo in presenza di specifici requisiti previsti dalla normativa sulla Corporate Tax.
Oggi, infatti, il beneficio dell’aliquota allo 0% sopravvive esclusivamente per quei soggetti che riescono a qualificarsi come Qualifying Free Zone Persons (QFZP) e soltanto con riferimento al cosiddetto Qualifying Income.
La conseguenza pratica è che non tutte le società di Free Zone sono fiscalmente “esenti” e, soprattutto, non tutti i redditi prodotti da una Free Zone Company possono beneficiare del regime agevolato.
La disciplina è stata inizialmente strutturata attraverso la Cabinet Decision n. 100/2023, successivamente integrata e aggiornata – anche sul piano operativo – dalla Ministerial Decision n. 229/2025 e dalla prassi dell’Autorità fiscale emiratina (FTA).
Free Zone non significa automaticamente “tax free”
Per comprendere il nuovo sistema è dunque necessario partire da una distinzione preliminare.
Le Free Zones restano aree economiche speciali create per attrarre investimenti stranieri attraverso vantaggi societari, regolamentari e commerciali, tra cui piena proprietà estera, semplificazioni amministrative e procedure doganali dedicate.
Tuttavia, sotto il profilo fiscale, il semplice fatto di essere incorporati in una Free Zone non è più sufficiente per ottenere il beneficio dello 0%.
La Corporate Tax UAE introduce infatti una logica sostanziale in base alla quale il regime agevolato è riconosciuto solo ai soggetti che rispettano una serie di condizioni cumulative, volte a dimostrare che l’attività svolta possieda effettiva coerenza economica con il modello Free Zone e non venga utilizzata come mera struttura artificiale di pianificazione fiscale.
In assenza di tali requisiti, anche una società registrata in Free Zone può essere soggetta all’aliquota ordinaria del 9%.
Chi può essere considerato QFZP
La figura centrale del sistema è quella del Qualifying Free Zone Person (QFZP).
Per mantenere il regime fiscale di favore, il soggetto deve soddisfare contemporaneamente diverse condizioni previste dalla normativa. In particolare, una società deve:
- essere costituita o registrata in una Free Zone riconosciuta;
- mantenere una presenza sostanziale adeguata negli Emirati;
- ottenere Qualifying Income secondo i criteri normativi;
- rispettare gli obblighi in materia di transfer pricing;
- predisporre bilanci certificati;
- non optare volontariamente per il regime ordinario di Corporate Tax;
- non conseguire livelli eccedenti di redditi derivanti da attività escluse o non qualificate.
Uno degli aspetti più rilevanti è proprio il tema della substance.
L’FTA richiede infatti che la Free Zone Company disponga di una presenza economica reale e coerente con le attività esercitate. In questo senso, uffici, personale, gestione operativa e funzioni effettivamente svolte negli Emirati assumono un ruolo sempre più centrale.
Questo punto è particolarmente importante per gruppi internazionali e investitori esteri che, negli anni precedenti alla Corporate Tax, avevano strutturato entità emiratine con operatività limitata o puramente formale.
Il “Qualifying Income”
Anche quando la società possiede i requisiti soggettivi per essere qualificata come QFZP, il beneficio fiscale non si estende automaticamente a tutti i redditi prodotti.
Il regime allo 0% riguarda infatti solo il Qualifying Income, nozione introdotta dalla Cabinet Decision n. 100/2023 e successivamente affinata dalla normativa ministeriale.
In termini generali, rientrano nel Qualifying Income:
- i redditi derivanti da transazioni con altre Free Zone Persons;
- determinati redditi derivanti da soggetti non Free Zone, purché relativi ad attività qualificate;
- alcuni redditi passivi o accessori previsti dalla normativa;
- operazioni legate a distribuzione, logistica, servizi intra-gruppo e specifiche attività industriali o commerciali ammesse.
Viceversa, risultano generalmente esclusi dal regime agevolato:
- i redditi derivanti da attività svolte con persone fisiche;
- attività bancarie e assicurative;
- attività finanziarie regolamentate;
- proprietà e sfruttamento immobiliare in specifiche ipotesi;
- attività non considerate qualifying dalla normativa ministeriale.
La distinzione assume rilevanza pratica enorme.
Una stessa società può infatti produrre contemporaneamente redditi agevolati e redditi soggetti al 9%, con conseguente necessità di segmentare correttamente flussi economici, contratti e documentazione contabile.
Le attività qualificate e gli aggiornamenti del 2025
Uno degli aspetti più delicati della disciplina riguarda l’individuazione concreta delle attività considerate ammesse o escluse.
Sul punto è intervenuta la Ministerial Decision n. 229/2025, che ha aggiornato il quadro delle Qualifying Activities e delle Excluded Activities, fornendo maggiore dettaglio operativo.
L’obiettivo del legislatore emiratino appare piuttosto chiaro: preservare il ruolo delle Free Zones come poli economici internazionali, evitando però utilizzi distorsivi del regime fiscale.
Tra le attività generalmente considerate qualificate continuano a rientrare:
- manifattura e produzione;
- holding activities;
- distribuzione di beni da o verso Free Zones;
- logistica e warehousing;
- servizi infragruppo;
- treasury e financing infragruppo in presenza di specifici requisiti;
- attività ausiliarie strettamente connesse.
Parallelamente, la normativa mantiene una lista di attività escluse che, se svolte oltre determinate soglie, possono compromettere lo status di QFZP.
Particolarmente importante è il fatto che il sistema non si limita più a una classificazione formale dell’oggetto sociale, ma richiede un’analisi concreta dell’attività effettivamente esercitata e dei flussi economici generati.
Ne deriva che due società formalmente identiche possono ricevere trattamenti fiscali differenti in base alla loro operatività reale.
Il rischio più sottovalutato: perdere integralmente il regime
Uno degli elementi meno percepiti dagli operatori è che il mancato rispetto delle condizioni QFZP può avere effetti molto più ampi del semplice assoggettamento al 9% su specifici redditi.
In determinate circostanze, infatti, la violazione dei requisiti può comportare la perdita dell’intero regime agevolato per il periodo fiscale rilevante – e potenzialmente anche per periodi successivi – con applicazione della Corporate Tax ordinaria sull’intero reddito imponibile.
Per questa ragione, il tema non può più essere affrontato soltanto in fase di costituzione della società.
La verifica della struttura operativa, dei contratti, dei flussi commerciali, della governance e della documentazione fiscale diventa oggi un’attività continuativa di compliance.
Una trasformazione che rende il sistema più “maturo”
La Corporate Tax ha certamente modificato l’approccio storico alle Free Zones emiratine, ma non ne ha cancellato l’attrattività.
Piuttosto, il sistema sembra essersi evoluto verso un modello più sofisticato e selettivo, nel quale il vantaggio fiscale continua a esistere, ma richiede sostanza economica, coerenza operativa e corretta pianificazione.
In questo senso, la distinzione tra semplice presenza in Free Zone e reale accesso al regime QFZP rappresenta oggi uno degli aspetti più importanti – e spesso più fraintesi – della fiscalità emiratina attuale.
Avv. Giovanni Siciliano
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