Golfo, oltre 300 miliardi di dollari di progetti PPP
DUBAI – I partenariati pubblico-privati stanno assumendo un ruolo strutturale nella trasformazione delle infrastrutture del Medio Oriente. Quello che per anni è stato considerato soprattutto uno strumento alternativo per finanziare opere pubbliche viene oggi utilizzato dai governi del Golfo come modello per realizzare e gestire trasporti, energia, reti idriche, ospedali, scuole e, sempre più frequentemente, infrastrutture digitali.
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La dimensione raggiunta dal mercato mostra la portata del cambiamento. Secondo il rapporto “The PPP Projects Market 2026 – GCC, Egypt & Iraq” di MEED, il valore dei progetti sviluppati attraverso formule di partenariato pubblico-privato nei Paesi analizzati supera complessivamente i 300 miliardi di dollari, considerando le iniziative nelle diverse fasi di pianificazione, gara e realizzazione. Il portafoglio comprende trasporti, energia, utilities, sanità, istruzione e infrastrutture digitali.
La crescita dei PPP è strettamente collegata alle strategie di diversificazione economica avviate nella regione. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Bahrain e Kuwait devono sostenere programmi infrastrutturali di grandi dimensioni senza affidarne integralmente costi, progettazione e gestione al settore pubblico. Parallelamente, i governi cercano di aumentare il peso degli investimenti privati nell’economia e di trasferire agli operatori specializzati una parte dei rischi legati alla costruzione e alla gestione degli asset.
Il PPP cambia funzione: non solo capitale, ma gestione del rischio
Il principio alla base di un PPP è diverso da quello di un tradizionale appalto pubblico. Nell’appalto ordinario, l’amministrazione finanzia generalmente l’opera e affida a un’impresa la sua realizzazione. Nel partenariato, invece, il soggetto privato può assumere responsabilità che comprendono progettazione, finanziamento, costruzione, manutenzione e gestione dell’infrastruttura per un periodo contrattualmente definito.
È quindi soprattutto la ripartizione dei rischi a distinguere il modello. Rischio di costruzione, rispetto dei tempi, costi, manutenzione, disponibilità dell’infrastruttura e, a seconda del contratto, rischio della domanda vengono attribuiti alla parte ritenuta maggiormente in grado di gestirli.
Nel Golfo si è affermato in particolare il modello basato sugli availability payments, i pagamenti per disponibilità. In questo schema il concessionario privato non viene remunerato principalmente sulla base del numero di utenti che utilizzano l’opera. L’autorità pubblica effettua invece pagamenti periodici quando l’infrastruttura è disponibile e rispetta gli standard di prestazione stabiliti nel contratto.
La differenza è sostanziale. Un operatore che realizza, ad esempio, una scuola o una struttura sanitaria non deve necessariamente assumersi il rischio che il numero degli utenti sia inferiore alle previsioni. La sua remunerazione dipende soprattutto dalla capacità di mantenere l’asset operativo secondo determinati livelli di servizio.
Per finanziatori e investitori questo sistema può rendere più prevedibili i flussi di cassa e quindi facilitare la bankability del progetto. Per l’amministrazione pubblica, invece, significa poter collegare una parte dei pagamenti alle prestazioni effettivamente garantite durante l’intera durata del contratto.
Il modello richiede però una struttura contrattuale particolarmente sofisticata. Durata della concessione, meccanismi di pagamento, standard prestazionali, penali, indicizzazione, cause di forza maggiore, modifiche normative, risoluzione anticipata, rifinanziamento e restituzione dell’asset al settore pubblico diventano elementi centrali nell’allocazione economica e giuridica del rischio.
Dall’acqua agli ospedali: il modello si estende a nuovi settori
Il Golfo possiede già una lunga esperienza di partecipazione privata nei settori dell’energia e dell’acqua, ma la fase attuale sta ampliando considerevolmente il campo di applicazione. MEED parla di una nuova ondata di PPP che interessa sanità, istruzione e housing, accanto ai tradizionali comparti di trasporto, energia e utilities. Anche data center e infrastrutture digitali stanno entrando progressivamente nel mercato.
L’Arabia Saudita rappresenta uno dei casi più avanzati. Vision 2030 ha fatto della partecipazione privata uno degli strumenti della trasformazione economica del Regno, con PPP applicati a aeroporti, trasporti, energia, acqua e infrastrutture sociali. Particolarmente sviluppato è il settore idrico: MEED indica investimenti per circa 105 miliardi di dollari distribuiti su circa 3.300 progetti nell’ecosistema dell’acqua saudita, sostenuti da un quadro normativo e istituzionale progressivamente strutturato per l’ingresso di sviluppatori e finanziatori internazionali.
Anche gli Emirati stanno accelerando. Nel maggio 2026 Abu Dhabi ha presentato un portafoglio di 24 progetti PPP per complessivi 55 miliardi di dirham, circa 15 miliardi di dollari, nei settori dei trasporti, delle infrastrutture e dei servizi sociali. Le relative gare sono programmate progressivamente tra il 2026 e il 2027.
In Oman, il Ministero delle Finanze ha previsto per il 2026 l’avanzamento di oltre 20 progetti e iniziative nell’ambito dei programmi PPP e Partnership for Development. Le attività coinvolgono istruzione, sanità, strutture governative, ICT, cybersecurity e altri settori, confermando l’estensione del modello oltre le tradizionali infrastrutture energetiche.
Il cambiamento è accompagnato da un’evoluzione normativa. Leggi dedicate ai PPP, unità governative specializzate, procedure di procurement più strutturate e standardizzazione dei contratti stanno cercando di creare maggiore prevedibilità per investitori, sviluppatori e istituti finanziari. Allo stesso tempo, rimangono criticità legate alla complessità delle gare, alla durata delle procedure, ai requisiti di localizzazione, al costo del finanziamento e alla corretta distribuzione dei rischi contrattuali.
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